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Breve storia di Chanel e del suo celebre tailleur in tweed

By 17 Marzo, 2020 Nessun Commento

Infanzia e giovinezza di Gabrielle ‘Coco’ Chanel

Gabrielle Chanel nacque il 19 agosto del 1883 a Saumur, in Francia.

La sua fu un’infanzia travagliata: la morte precoce della madre (alla sola età di trentatré anni), l’abbandono da parte del padre della famiglia composta da cinque figli e la crescita in un orfanotrofio, segnarono profondamente la personalità – e di conseguenza lo stile – di Gabrielle.

Imparò sin da piccola l’arte dell’ “arrangiarsi da sola”, e questo fu un tratto che caratterizzò, nel bene e nel male, tutta la sua esistenza.

Uscita dall’orfanotrofio conobbe Étienne Balsan, un borghese di buona famiglia con la passione per l’equitazione, a fianco del quale passò molti anni della sua vita. Fu proprio insieme a lui che Gabrielle scoprì e si avvicinò al mondo delle scuderie e delle corse di cavalli.

In questo frangente, Gabrielle entrò in contatto con l’abbigliamento maschile, in particolare quello delle uniformi, volte a dare un segno di riconoscimento alle persone che le indossavano, ma soprattutto comode e pensate per i movimenti da fare.

Ed è proprio in questi anni che Coco iniziò a vestirsi da uomo, utilizzando e modificando abiti dello stesso Balsan.

“Mi domando perché mi sono lanciata in questo mestiere; perché vi figuro come rivoluzionaria? Non fu per creare quello che mi piaceva, ma proprio, dapprima e anzitutto, per far passare di moda quello che non mi piaceva.”

La definizione del suo stile.

A Gabrielle non piaceva affatto il ruolo che la moda conferiva alle donne: una femme fatale che nulla sapeva fare in autonomia, costantemente bisognosa delle cure e della protezione di un uomo.

Lei, che da sempre aveva saputo arrangiarsi da sola, non sopportava l’idea di essere inglobata in questa categoria.

Iniziò quindi a definire il suo stile modificando cappelli già esistenti, e la cosa funzionò così bene che molte donne nobili si interessarono ai suoi lavori: toglieva elementi decorativi troppo pacchiani e ne alleggeriva le forme, rendendoli più portabili.

Successivamente cominciò a confezionare vestiti, con l’aiuto di sarte e modelliste, sempre mantenendo la sua identità: le donne che indossavano capi Chanel erano donne emancipate, che potevano camminare comode e agili nei loro abiti, e non avevano bisogno di una cameriera per vestirsi né di un uomo per salire in automobile. Erano donne autonome, proprio come lei.

Cocò dunque odiava tutto ciò che costringeva il corpo femminile e lo rendeva goffo, come corpetti e lunghe gonne pesantissime. Divenne famosa in questo periodo per i comodi abiti in jersey ed il “Little Black Dress”.

Il tailleur Chanel

Dobbiamo aspettare il secondo dopoguerra (più precisamente gli anni 1953-1954) per sentir finalmente parlare del suo celebre tailleur.

Il suo intento fu quello di creare una “uniforme” perfetta per la donna, che fosse elegante e duttile allo stesso tempo, che garantisse il movimento del corpo mantenendo una forte carica di femminilità. Utilizzò tante stoffe diverse per realizzarla, ma la versione che passò alla storia fu quella in tweed: un morbido e comodo tessuto a trame larghe, con fili di fibre e torsioni differenti.

Il completo era composto da tre pezzi: una giacca senza colletto, una gonna o un vestito senza maniche e una blusa.

“Il tailleur in tweed era foderato con una seta identica a quella della blusa, in modo da comporre un insieme. Per evitare che il tweed, materiale molle, si deformasse, fodera e tessuto facevano corpo unico: erano percorsi da un’impuntura caratteristica, spaziata di qualche centimetro, che costituiva una sorta di imbottitura. Per conservare la caduta a piombo di questi materiali estremamente leggeri (e quindi piacevoli da portare), una catenella piazzata in fondo alla giacca assicurava una verticalità irreprensibile all’insieme. […] Le rifiniture della giacca erano ottenute con bordi ricamati a sfilatura, utilizzando trama e ordito del tessuto” (Ormen 1992, pp. 91-96)

Come è fatta una giacca Chanel?

Internamente, una giacca Chanel nasconde una lavorazione lunga e minuziosa.

La prima cosa da fare è un grande lavoro con il ferro da stiro: le pinces del tweed, ossia le “riprese” che vengono fatte sul tessuto per poterlo sagomare sul corpo, vengono assorbite (e non cucite!) utilizzando il vapore ed il calore del ferro. È possibile fare questo poiché le trame del tweed sono larghe ed è semplice tirarne i fili. Ma perché farlo? Per evitare spessori dovuti alle cuciture e alla grossezza del tessuto, mantenendo la forma femminile e aggraziata del capo.

Successivamente il tweed sagomato con il ferro da stiro viene posto su dell’organza di seta, un tessuto molto sottile ma rigido, e viene fissato ad essa con dei punti a mano invisibili dall’esterno. In questo modo si dà consistenza al capo, senza irrigidirlo troppo.

Si cuce poi il tweed unito all’organza assieme alla fodera in seta, con dei sottopunti a mano.

Infine, sempre con dei punti a mano, si piazza una catenella sul fondo della giacca (e se necessario anche delle maniche) per garantirne un appiombo perfetto.

Cocò Chanel, attraverso il suo modo di vestire, offrì alle donne un modo diverso di vivere e pensare.

 

Morì il 10 gennaio 1971, all’età di ottant’otto anni, nell’unico giorno che una lavoratrice assidua come lei poteva concedersi: una domenica.